Lorenzo Lotto


LORENZO LOTTO 
Venezia 1480 - Loreto 1556


Nelle Sale del Museo - Antico Tesoro della Santa Casa sono custodite ed esposte nove tele di Lorenzo Lotto, uno dei più grandi pittori del Cinquecento europeo, che opera nelle Marche nel corso di tutta la prima metà del secolo XVI, al servizio di confraternite, ordini religiosi, importanti prelati, lasciando un’importante testimonianza della sua attività a Recanati, Cingoli, Iesi, Monte San Giusto, Loreto. Proprio nelle Marche, a Loreto, il pittore, ormai stanco e anziano, decide di fermarsi e trovare un approdo sereno alla sua esistenza travagliata, facendosi “oblato” della Santa Casa, offrendo se stesso e la sua arte al servizio del Santuario, dal settembre 1554  fino alla morte, avvenuta probabilmente verso la fine del 1556.

I dipinti  che il Lotto porta con sé a Loreto e offre  alla Santa Casa con l’atto di oblazione sono: la Caduta di Lucifero, il Sacrificio di Melchisedech, il Battesimo di Gesù, l’Adorazione del Bambino, Cristo e l’adultera, che figurano nella lista  delle opere esposte dal pittore presso la Loggia dei Mercanti di Ancona, nel 1550,” a lotto e ventura” come annotato nel  Libro di spese diverse, il manoscritto autografo del Lotto custodito nell’Archivio Storico della Santa Casa. L’Adorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù al tempio sono invece i dipinti realizzati dal Lotto durante la sua permanenza a Loreto, il primo ritenuto opera di collaborazione, il secondo, lasciato interrotto dalla morte, autentico capolavoro, quasi il suo “testamento” artistico e spirituale

In antico le tele del Lotto, fatta eccezione per quella dei Santi Cristoforo, Rocco e Sebastiano e del Combattimento tra  la Fortezza e la Fortuna, ornavano la Cappella del Coro della Basilica, attuale Cappella Spagnola o di S. Giuseppe, e furono collocate sopra gli stalli dei capitolari, sin dall’ottobre 1554, dallo stesso Lotto con l’aiuto di Camillo Bagazzotti da Camerino, da dove furono rimosse su disposizione del commissario apostolico Camillo Narducci Boccaccio, nel 1853, per essere conservate nel Palazzo apostolico.

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