Devozione lauretana


Il rapporto dei fedeli con la Vergine lauretana si realizza non solo nelle forme di culto organizzato, ma  nella ricerca di particolari oggetti devozionali, reliquie collegate all’effigie della Vergine o provenienti dalla santa cappella,  che diventano tramite per implorare l’intercessione della Madonna oltre che pegno e garanzia di una più efficace protezione contro malattie e calamità.

Varie sono le testimonianze di pietà e di religiosità popolare collegate al Santuario lauretano. Da segnalare, la raccolta di tavolette di bosso utilizzate per il tatuaggio religioso, fiorente a Loreto nei secoli XVI-XIX. I pellegrini si facevano tatuare per testimoniare la loro partecipazione ai riti religiosi del Santuario. Praticato soprattutto in occasione di pellegrinaggi, era esercitato da quattro o cinque famiglie del luogo che  ne tramandavano l’arte e gli strumenti.  La serie completa lauretana, esposta all’interno del Museo-Antico Tesoro della Santa Casa, risulta composta di 63 tavole, attribuite ad un artigiano locale del secolo XVI, e recano incisi simboli devozionali o le immagini della Madonna, del Crocifisso, di taluni santi, e a volte anche motivi profani.

Fin dalla metà del secolo XV, vengono inoltre offerte dai fedeli tavolette votive, realizzate anche in materiale prezioso, a ricordo di qualche particolare grazia ottenuta per intercessione della Madonna. Sulle tavolette è raffigurato, nei tratti più salienti, l’evento miracoloso, presentato come attestato di riconoscenza alla Vergine e invito ai fedeli a rivolgersi al suo patrocinio, per essere liberati dalle medesime malattie e calamità. Poche sono, attualmente, le tavolette votive  scampate alle vicende del Santuario.  Su quelle d'oro e d'argento ha inciso irrimediabilmente il saccheggio napoleonico del 1797 e, sulle altre, le molteplici trasformazioni subite dalla basilica lauretana. Le tavolette esposte, del  XVII -XIX secolo, sono state acquisite al mercato di antiquariato negli anni 1960 – ‘70 e sono opera di madonnari locali.

Tra gli oggetti che i fedeli donavano alla Vergine per ringraziarla di qualche grazia ricevuta ci sono anche i fac-simili di cuori, in oro ed in argento, che risultano menzionati per la prima volta  nella santa cappella fin dalla seconda metà del secolo XV. Spesso sono apribili e contengono al loro interno piccoli fogli con un'invocazione alla Vergine o un ringraziamento per i benefici celesti ottenuti, seguiti dal nome degli offerenti. Sulla parte frontale è inciso, di frequente, il monogramma mariano, M(aria) V(ergine), sormontato dalla croceo le lettere PGR, Per Grazia Ricevuta.  I cuori, inoltre, sono spesso accompagnati da una fiamma, cuore fiammeggiante, o da raggi, cuore raggiante, per indicare l'ardore della donazione.

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