Antico Tesoro della Santa Casa


Gli oggetti di oreficeria e gli arredi sacri donati dai fedeli alla Madonna di Loreto, in segno di devozione e per grazia ricevuta, erano custoditi nella “Sacrestia nuova” poi detta nelle guide lauretane “Sala del Tesoro”, fatta costruire all’interno della Basilica lauretana dal cardinale Antonio Maria Gallo, protettore della Santa Casa (1587-1620), con l’intento di  conservare i numerosi doni votivi che affluivano alla chiesa, la cui vendita e dispersione erano stati vietati nel maggio 1598 da Clemente VIII.

Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio è chiamato dal cardinal Gallo a decorare la Sacrestia nuova, e dal 1605 al 1609 affresca la volta a carena con le storie della vita terrena della Vergine e, nella parte più elevata, al centro,con  le glorie celesti della Madonna; l’ebanista bolognese Andrea Costa completa l’arredo della Sala con imponenti “credenzoni” che accolgono ed espongono i preziosi ex-voto inviati  alla Santa Casa di Loreto dalle famiglie regnanti, da nobili, papi e fedeli, che costituivano il più ricco Tesoro d’Europa, nel suo genere.

Devastazioni, furti e requisizioni hanno causato, nel tempo,  la dispersione di questa ricca raccolta di oggetti e arredi, il cui ricordo rimane soltanto nei  registri delle donazioni conservati presso l’Archivio Storico della Santa Casa e nelle testimonianze dei viaggiatori italiani e stranieri, abbagliati dallo splendore dell’oro, degli smalti e delle gemme. Dopo la spoliazione napoleonica del 1797, in seguito gli accordi del  Trattato di Tolentino tra Stato Pontificio e Francia, e il successivo  furto del 1974 all’interno della Sala del Tesoro o Sala Pomarancio, i pochi oggetti di Oreficeria sacra rimasti sono stati trasferiti ed esposti nel Museo- Antico Tesoro  della Santa Casa.

Fra questi, il pregevole Crocifisso in argento modellato da Jehan Boulogne, detto il Giambologna (1524-1608), con base e croce in legno d’ebano, manufatto di alta qualità e lavorazione, dono della principessa medicea Giovanna d’Austria, sposa del Granduca di Toscana, Francesco I de' Medici, pellegrina alla Santa Casa di Loreto nel maggio 1573. All’interno delle vetrine espositive  figurano inoltre due Navicelle per incenso in agata e diaspro orientale, con anse a voluta zoomorfa in oro smaltato ed eleganti fregi traforati, uscite dalle botteghe granducali fiorentine della fine del secolo XVI. Donate da famiglie nobiliari intorno al 1570, furono sottratte al Tesoro della Santa Casa nel 1797 dai soldati al seguito del generale Bonaparte, recuperate a Parigi e riconsegnate a Loreto nel 1815. Degno di nota  è inoltre il prezioso Crocifisso in cristallo di rocca, bordo d’oro sulla  e smalti traslucidi , di probabile manifattura spagnola degli inizi del secolo XVII.  Lo offrì in dono alla Vergine lauretana Carlo IV di Borbone (1748-1819) in occasione  del suo pellegrinaggio al Santuario mariano,  il 14 febbraio 1816, insieme alla consorte Maria Luisa di Parma. Nell’ambito dell’oreficeria, si distingue una Perla di notevoli dimensioni, arricchita da altre cinque piccole perle sostenute da catenelle in oro, che sembra presentare sulla sua superficie l'immagine della Vergine con il Bambino. Pescata nel Mar Rosso nel XVII secolo venne donata al Santuario lauretano proprio per la particolare immagine che raffigura. Trafugata nel 1797, fu poi recuperata a Parigi, riscattata a Venezia e restituita al Tesoro il 5 settembre del 1804, per diretto interessamento di Pio VII (1800-1823).

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