Le Sale

Ogni museo ha due compiti fondamentali: garantire la conservazione del patrimonio culturale e divulgare alla comunità il significato di tale patrimonio. Per cogliere pienamente il senso delle raccolte in mostra al Museo Pontificio Santa Casa bisogna considerare il legame che unisce il Museo, il Palazzo Apostolico che lo ospita ed il Santuario.
Questo, con le architetture dell'intero complesso monumentale e con tutto ciò che vi è custodito, è frutto della devozione di numerosi Pontefici e di tanti pellegrini: il Museo non è che lo specchio di questa devozione.

Sala Maccari

L'attuale percorso espositivo è articolato per raggiungere momenti di grande intensità, iniziando con i bozzetti di Cesare Maccari per le attuali decorazioni della cupola ed il modello ligneo in scala 1:10 della cupola da lui stesso decorato (XIX secolo).

Sala Pomarancio

Nella sala si possono ammirare gli strappi degli affreschi realizzati nel 1609 sulla cupola da Cristoforo Roncalli detto Pomarancio, di cui sono conservati anche i bozzetti.

Sala Lotto

Il percorso ci guida alle tele di Lorenzo Lotto (1480-1556 ca), alcune delle quali eseguite dal pittore negli ultimi anni della sua vita, conclusasi presso il Santuario lauretano come oblato della Santa Casa. Oggi per la prima volta sono riproposte nell'esatta disposizione dell'antico coro della basilica, in quella che attualmente è la Cappella Spagnola o di San Giuseppe.

Salone degli Svizzeri

Di grande impatto il monumentale Salone degli Svizzeri, la cui altezza viene raddoppiata dal Vici a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo, che è centrale e in diretto rapporto con la basilica come previsto sia nel progetto di Bramante che in quello successivo di Vanvitelli.

Arazzi Fiamminghi

Dal Salone degli Svizzeri si accede alla sala dove sono esposti gli splendidi arazzi fiamminghi seicenteschi realizzati su cartoni di Raffaello, oltre ad oggetti e arredi sacri, di cui uno preziosissimo in corallo, e ad un crocifisso del Giambologna del 1573.

Ceramiche da farmacia

Il Museo ospita la splendida collezione di vasi in ceramica da farmacia delle celebri botteghe urbinati dei Fontana e dei Patanazzi, che il duca d'Urbino donò alla spezieria della Santa Casa di Loreto nella seconda metà del '500.